giovedì 12 febbraio 2026

Intimo e lingerie: l'Italia vale oltre 3,7 miliardi di euro

 



 


Presentata la prima ricerca in assoluto, dedicata al comparto intimo e lingerie, frutto dell’indagine commissionata da Underbeach e dalla nuova Associazione AIMI a Sita Ricerca. Un’analisi che fotografa consumi, canali, fascia premium e scambi internazionali del settore, offrendo una fotografia inedita e approfondita del comparto, che finora veniva aggregato ad altre categorie del settore moda


 

 Il mercato italiano dell’intimo e della lingerie si conferma strategico per il fashion italiano ed europeo, pur in un contesto di progressiva trasformazione dei consumi. In Europa il comparto vale circa 17 miliardi di euro, ma è destinato a crescere fino a quota 26 miliardi di euro, nel 2033 (previsioni di Market Data Forecast). In questo scenario, l’Italia mantiene un ruolo centrale sia sul fronte dei consumi interni sia su quello produttivo e delle esportazioni. Secondo l’analisi “Consumi, export ed import dell’intimo in Italia 2025” commissionata da Underbeach a Sita Ricerca e riferita alla popolazione residente (esclusi quindi turisti e acquisti di comunità), nel 2025 il valore del mercato complessivo dell’intimo – che comprende intimo uomo, donna e calzetteria – si attesta a 3,105 miliardi di euro, in lieve flessione (-0,4%) rispetto al 2024. Il calo è legato alla contrazione dei volumi (-1,3%), mentre i prezzi medi continuano a crescere (+0,9%). Se si considera anche l’impatto degli acquisti di turisti stranieri, che incidono per circa il 20%, il valore sale a circa 3,7 miliardi di euro. Il segmento femminile resta trainante e vale oltre 2 miliardi di euro, pari a circa il 70% del totale, mentre l’intimo uomo mostra una dinamica più debole.
La struttura del mercato europeo vede una forte concentrazione nella fascia economica, che copre il 62,3% dei consumi (Fonte: Market Data Forecast), mentre per quanto riguarda l’Italia il dato più significativo si osserva nella crescita della fascia premium. Nel 2025 il valore dell’intimo premium destinato ai residenti raggiunge infatti i 379,6 milioni di euro, in aumento di quasi il 10% rispetto al 2023. Considerando che circa l’80% degli acquisti effettuati dai turisti stranieri in Italia si può ragionevolmente collocare in fascia premium e che il loro valore è paragonabile a quello dei residenti, il giro d’affari complessivo del premium può essere stimato intorno agli 800 milioni di euro, pari a circa il 22% del totale settore.


Sul fronte distributivo, nel 2025 le catene monomarca si confermano il primo canale di vendita, con il 51,9% rispetto al 50,8% del 2023, il canale multimarca si mantiene stabile al 18,9%, mentre i pure player (negozi online) si mantengono al 6,5% di quota. Registrano qualche difficoltà i canali relativi ad ambulanti e food (iper, super e discount) che passano rispettivamente dal 7,2% al 7% e dall’11,2% al 10,6%. La spesa online complessiva di intimo e lingerie sfiora invece i 350 milioni di euro, con una quota prossima all’11% del mercato.


 


Il commercio estero evidenzia segnali di squilibrio. Nei primi dieci mesi del 2025 l’export di intimo italiano scende a 2,3 miliardi di euro (-2,8%), mentre l’import cresce del +6,9% arrivando a 2,7 miliardi di euro. La quota di export verso l’Unione Europea nel 2025 sfiora il 59% del totale, mostrando una crescita dell’1,8%. I principali mercati di sbocco sono Francia, Germania e Spagna. Sul fronte import, l’Italia acquista circa 1,43 miliardi di euro di intimo da paesi extra europei (52,2% del totale) e circa 1,3 miliardi dall’Europa, con Bangladesh, Paesi Bassi e Sri Lanka che sono i principali paesi esportatori di intimo in Italia.


 


“Abbiamo voluto questa ricerca insieme alla neonata AIMI, Associazione Italiana Mare Intimo, perché riteniamo fondamentale, per chi opera in questi mercati, poter disporre di dati dedicati, puntuali e realmente rappresentativi del settore - spiega Alessandro Legnaioli, presidente di Underbeach, la società che organizza le fiere Immagine Italia & Co, dedicata ad intimo e lingerie e Maredamare, dedicata al settore beachwear. – Fino ad oggi le informazioni disponibili erano quasi sempre aggregate all’interno di macro-categorie più ampie, come quella dell’abbigliamento, rendendo difficile comprendere le reali dinamiche del nostro settore. Questa indagine colma un vuoto informativo importante e fornisce uno strumento strategico a imprese, operatori e stakeholder. Il percorso proseguirà già nei prossimi mesi: a luglio, in occasione dell’edizione 2026 di Maredamare, saranno infatti disponibili anche i dati specifici sui costumi da bagno e sulla moda mare”.


Fabrizio Del Bimbo 

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