martedì 26 gennaio 2021

La Giornata della Memoria al Museo Novecento

 Museo Novecento, Firenze

Giorno della Memoria

27 gennaio 2021





Pitchipoi


un’opera di Claire Fontaine


a cura di Paola Ugolini



Manni


un film di Riccardo Iacopino


da un racconto di Giorgio van Straten


 


Per il terzo anno consecutivo, il Museo Novecento di Firenze celebra il Giorno della Memoria, e questo 27 gennaio 2021 lo fa con un doppio appuntamento. Nella parte coperta del loggiato all’esterno del museo, proprio a fianco della targa che ricorda l’uso che venne fatto delle Leopoldine come luogo di reclusione per prigionieri politici ed ebrei, verrà installata la scritta al Led Pitchipoi, un’opera del collettivo Claire Fontaine, già presente in facciata con la grande frase luminosa Siamo con voi nella notte. All’interno del museo, nella sala cinema, verrà proiettato invece per l’intera giornata, il film Manni di Riccardo Iacopino, prodotto dal Museo Novecento e realizzato a partire da un racconto di Giorgio van Straten, che in questa occasione si presenta anche nella veste di ‘attore’ protagonista.


“Mai abbassare la guardia contro mali assoluti come nazismo, fascismo, xenofobia e antisemitismo – dichiara l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi – e per farlo dobbiamo utilizzare tutti i mezzi possibili, anche quello dell’arte. Grazie al museo Novecento per tenere ogni anno viva la memoria e per accogliere di nuovo i visitatori con queste proposte che raccontano la tragedia della Shoah attraverso le immagini, un modo per continuare a riflettere, per stimolare la conoscenza e per parlare alle nuove generazioni di temi che non vanno dimenticati”.

"Sono sinceramente grato al Museo del Novecento ed al direttore Risaliti – dice Alessandro Martini, assessore alla cultura della memoria – per l'impegno ormai consolidato nel rendersi presente con proposte di grande qualità culturale ed artistica che assumono il carattere della testimonianza viva di una memoria da coltivare oggi più che in passato. Educare e non dimenticare per guardare al futuro con più speranza e coesione nel bene e rispetto per tutte le diverse realtà dell'umanità intera. Grazie di cuore"


La collaborazione fra il Museo Novecento e il duo artistico Claire Fontaine è cominciata in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne e di genere il 25 novembre scorso. Ed è proseguita nel mese di dicembre, in occasione di Flight, Firenze Light Festival, con la grande scritta luminosa, Siamo con voi nella notte, che ha trasformato la facciata del Museo in un ideale diaframma tra l’interno dell’edificio e la piazza di Santa Maria Novella. Pitchipoi, la terza tappa di questo percorso espositivo a cura di Paola Ugolini, resterà nel loggiato sino all’11 marzo. “Il 27 gennaio di 76 anni fa – racconta Paola Ugolini – le truppe sovietiche arrivarono per prime nella città polacca di Auschwitz, scoprendo il campo di concentramento e rivelando per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazifascista. Pitchipoi era il nome di una località immaginaria in cui gli ebrei, in attesa nel campo di transito di Drancy, in Francia, credevano di dover andare ed è oggi la scritta al neon che verrà installata sulla parete esterna del museo, vicino alle lapidi che ricordano la deportazione degli ebrei e dei prigionieri politici fiorentini durante la Seconda Guerra Mondiale”. Era prassi normale, per i nazisti, quella di nascondere agli ebrei la loro destinazione finale. Pitchipoi, dunque, fu immaginata per rispondere ad una domanda, per colmare un vuoto. Una parola yiddish, dal suono fiabesco e rassicurante, inventata per esorcizzare la paura, ma che nella mente terrorizzata di centinaia di ebrei, veniva presto a prendere le sembianze più spaventose: un luogo dove sarebbero stati costretti ai lavori forzati, per molti sinonimo di maledizione eterna. Un luogo che comunque nessuno poteva immaginare mostruoso come fu, nella realtà, il campo di Auschwitz dove andarono a morire.


           


Manni, è un film di Riccardo Iacopino che ha per protagonista lo scrittore Giorgio van Straten, autore di un racconto dedicato a Manfred Buchaster, detto giustappunto Manni, uno dei tanti bambini di cui l’Olocausto ha fatto perdere completamente le tracce. Nel film lo scrittore fiorentino legge la storia romanzata del piccolo Manni, scomparso negli anni terribili delle deportazioni, senza lasciare tracce dietro di sé, salvo un suo piccolo ritratto e una foto. “Ci sono delle storie che divengono ossessioni” racconta van Straten, spiegando come è nato il racconto. “Storie che ti seguono per anni e non riesci a dimenticarle. Quella di Manfred Buchaster mi è rimasta in mente dal giorno che ne ho letto la prima volta. Una vita fra le tante distrutte dalla Shoa, un’ingiustizia che va moltiplicata per milioni di volte”.  Manfred Buchaster era nato nel 1938 a Lipsia, in Germania, e sappiamo che nel 1943 era stato arrestato in Italia, a Costa di Rovigo. Cosa fosse successo prima di quella data e, soprattutto, cosa sia accaduto dopo quel momento è stato inghiottito nell’immensa tragedia dell’Olocausto, insieme alle storie di tantissimi altri ebrei dispersi. Van Straten, che ha letto di lui per la prima volta nel ‘Libro della memoria’, dedicato a chi non è stato deportato, ma è comunque diventato una vittima della Shoa, ha deciso di mettersi sulle sue tracce e piano piano, tra le testimonianze di chi si era occupato di lui, dopo che era stato separato dai genitori, è riuscito a ricostruirne una parte della vicenda, che viene narrata in questo breve ma intenso film di Riccardo Iacopino. Attraverso la voce di Giorgio van Straten, la vita di Manni, inizialmente scandita solo dalle date di nascita e di morte, prende forma e diventa un’esistenza vera, riscattata dall’oblio. E grazie a questo prezioso racconto e a questo film, sembrano poter fare lo stesso tutte le altre vite, perse in quel tragico periodo, che nel gesto stesso di essere raccontate riescono a trovare pace ricongiungendosi finalmente ai vivi.  


 


“Per questo Giorno della Memoria, in cui tutti noi siamo chiamati a ricordare i valori fondativi delle nostre democrazie, il Museo Novecento non si sottrae al suo ruolo di custode del passato e strumento di educazione e riflessione frontale con i lati più oscuri della storia e delle società umane, come già abbiamo fatto nella giornata contro la violenza sulle donne”, afferma Sergio Risaliti, direttore artistico del Museo Novecento. “Mai come adesso occorre prendere la parola, assumere una posizione rilevante, cercando di scartare le false e inutili retoriche di antichi monumenti. Così il 27 gennaio Museo Novecento propone un doppio appuntamento, coinvolgendo l’artista Claire Fontaine e lo scrittore Giorgio van Straten, entrambi con un progetto dedicato alla tragedia dei bambini nell’apocalisse della Shoah. Da un lato la terribile discrepanza tra la fiabesca e magica parola yiddish Pitchipoi ed il male assoluto che essa rappresentava, dall’altra la straziante vicenda di Manni che come centinaia di bambini ha conosciuto l’orrore dell’Olocausto ed è scomparso senza poter raccontare la sua tragedia. Sta a noi il compito di ricordare, non per esorcizzare, ma per annientare ogni possibile rigurgito di quella violenza disumana che furono il nazismo e il fascismo”.


 


 


Museo Novecento

Piazza Santa Maria Novella 1

50123 Firenze


Lunedì, martedì, mercoledì e venerdì ore 11.00-19.00 | Giovedì ore 11.00-14-00

www.museonovecento.it


Fabrizio Del Bimbo 

Nicoletta Curradi 

giovedì 21 gennaio 2021

Fuà , il foie gras secondo lo chef Fabio Barbaglini


Desiderio di bontà e gusto, anche dopo le "abbuffate" natalizie? Ci pensa Dolce Emporio, la recente realtà enogastronomica I gestita da Fabio Barbaglini e dalla moglie Federica. Il classico paté di foie gras diventa Fuà per accontentare i buongustai più esigenti. 

Diversi tipi  di  Fuà si possono infatti assaggiare e acquistare al Dolce Emporio:  al naturale, alle fragoline in mostarda e pepe rosa, al mandarino candito e pepe di timut. 
Nel negozio in Borgo San Frediano Fuà conquista con la sua bontà. 
La ricetta dello chef Fabio Barbaglini prevede la marinatura del fegato con Marsala Florio e spezie che variano a seconda della tipologia. Il torchon viene cotto al vapore senza aggiunta di conservanti, panna o burro. Pronto per essere gustato accompagnato da pochi granelli di fleur de sel o da una composta  di frutta in grado di esaltarne la naturale dolcezza. 



La storia del foie gras vanta origini molto antiche. La predisposizione dell’oca alla produzione di fegato grasso era già nota molto tempo prima, ma furono i Romani a rendere il prodotto speciale. “Iecur Ficatum”, così essi definivano il fegato delle oche nutrite con fichi: una tecnica che doveva essere diffusa, se nel corso del tempo, e nel passaggio dal latino all’italiano, il termine ficatum è rimasto a definire tutto il fegato. Durante il medioevo la sua produzione in Italia invece si perse, identificandosi solo più tardi con la tradizione gastronomica francese.
Attraverso i secoli, il fegato grasso rimane comunque protagonista e occorre dare merito al popolo ebraico se attraverso il Medioevo è c giunto fino all’era moderna il segreto per ingrassare le oche da fegato, in Ungheria, Francia e Italia. Il nome francese “foie gras” diviene così testimonianza della predilezione che per questo cibo avevano i re di Francia e i loro cuochi. 
Siamo abituati a pensare all’oca come animale da cortile. L’oca in origine però utilizzava le ali per compiere lunghe migrazioni e volare anche a quote elevate. E’ persino un abile nuotatrice, anche se non può essere considerata un uccello acquatico, come cigni e anatre. L’oca è a suo agio in terra, in mare e in cielo, ed è logico che il suo derivato più prezioso, il fegato grasso abbia in cucina una versatilità difficilmente riscontrabile in altri prodotti. 
Nella grande cucina internazionale, il foie gras è pertanto un autentico mito, formatosi e consolidatosi in epoche di esperienze gastronomiche. La differenza tra il foie gras d’oca e quello d’anatra è che quest’ultimo si scioglie meglio e più rapidamente e, pur essendo molto delicato, ha un sapore leggermente più deciso. Ogni chef che si rispetti conosce, infatti, personali elaborazioni sul tema. L’esperto chef Fabio Barbaglini ha creato il suo Fuà, elaborandolo con cura e ricchezza di dettagli   inserendolo nella linea Fiori di Spezie. Un viaggio attraverso luoghi lontani e suggestivi: il percorso inizia con il torchon di fegato d’anatra al naturale, continua poi con il foie gras con fragoline in mostarda e pepe rosa, per terminare infine con quello al mandarino candito e pepe di Timut.

La preparazione, affinata nel corso degli anni e custodita come un prezioso segreto, prevede la marinatura del fegato con Marsala Florio e spezie, che variano a seconda della tipologia. Sale grigio atlantico, pepe di Sechuan, pepe bianco di Sarawak, bacche di coriandolo, curcuma e cardamomo per la versione più pura; pepe rosa, sale integrale, vino dolce naturale di Rivesaltes millesimato e affinato con metodo Solera, oltre a fragoline in mostarda oppure Pepe di Timut originario del Nepal, sale integrale, vino dolce naturale di Rivesaltes e mandarini canditi dell’Antica Confetteria Pietro Romanengo per i nuovi arrivi. Dopo la marinatura, il torchon viene cotto al vapore, senza aggiunta di conservanti, panna o burro: una procedura che preserva delle contaminazioni e rende il foie gras pronto per essere gustato accompagnato da pochi semplici granelli di sale o da una composta di frutta in grado di esaltarne la dolcezza.

Il packaging rispecchia la cura del dettaglio. 


Fuà nei formati da 150 e 300 grammi, è accompagnato da una cartolina con le istruzioni per la degustazione, in scatole di metallo impreziosite da una trama grafica che cambia ogni volta riprendendo i principali ingredienti. La versione al naturale è realizzata anche nel formato 500 grammi, destinato unicamente alla ristorazione. La linea Fiori di Spezie è acquistabile online e presso il Dolce Emporio, la nuova boutique del gusto di Borgo San Frediano.

Info: www.dolcemporio.shop/

Nicoletta Curradi





Pier Luigi Ferrini ci ha lasciato

 Pierluigi Rossi Ferrini, una vita trascorsa con il sorriso a fianco dei malati



Il 21 gennaio 2021 ci ha lasciato 


Pierluigi Rossi Ferrini è nato a Sarteano (Siena) nel 1930. Sposato, tre figli, laureato in medicina col massimo dei voti e la lode, nel 1954 ha iniziato subito la carriera universitaria diventando, nel 1970, primario di ematologia (era il più giovane d’Italia) dell’arcispedale di Santa Maria Nuova e raggiungendo il culmine della carriera accademica con la nomina di professore ordinario di ematologia all’Università di Firenze e direttore della relativa Scuola di specializzazione. E’ stato presidente della Società italiana di ematologia, tra le più antiche e prestigiose società al mondo del settore, e si è sempre occupato attivamente anche del volontariato in campo sanitario. Ha portato a Firenze le prime terapie efficaci per la cura delle leucemie, dei linfomi e delle malattie emorragiche. Nel 1970 ha organizzato una vacanza al mare per 80 bambini emofilici al fine di dimostrare che, con le cure adeguate, anche loro possono avere una vita normale. Per molti anni è stato presidente di AIL Firenze (Associazione Italiana contro le Leucemie) ed era ancora consigliere di AIL nazionale. E’ stato presidente del Comitato scientifico della biobanca Leonardo da Vinci di Fiorgen che ha sede presso il Polo scientifico universitario di Sesto Fiorentino. E’ stato Socio, membro del Comitato di Indirizzo, Consigliere di Amministrazione e, dal 2013 al 2016, è stato Vice Presidente di Fondazione CR Firenze.


Nicoletta Curradi 

Fabrizio Del Bimbo 

mercoledì 23 dicembre 2020

Coop.fi, la ricerca scientifica al centro

 Piccoli e grandi contributi che mettono la ricerca scientifica al centro. Mentre le donazioni hanno superato quota 800.00 euro e oltre metà del milione e mezzo previsto per il sostegno a Toscana Life Sciences è già stato raggiunto, anche l'assessora regionale alla ricerca Alessandra Nardini, il prorettore alla ricerca dell'Università di Firenze, Marco Bindi e il presidente di Toscana Life Sciences, Fabrizio Landi, hanno dato il loro appoggio alla campagna oggi, 23 dicembre 2020, al Coop.Fi di Novoli a Firenze. Un modo per tenere alta l'attenzione sull'importanza del lavoro svolto dai giovani ricercatori del Mad Lab di Toscana Life Sciences nel momento in cui la mutazione del virus è di estrema attualità.

 

La campagna Sosteniamo la ricerca oggi per tornare più vicini domani, promossa da Unicoop Firenze insieme a Coop Alleanza 3.0, Unicoop Tirreno, Coop Centro Italia, Coop Unione Amiatina e Coop Reno. infatti si pone come raccolta fondi popolare per sostenere i ricercatori del MAD Lab di Toscana Life Sciences, coordinato dal professor Rino Rappuoli, scienziato di fama mondiale. Nato nel 2018 per studiare possibili soluzioni al fenomeno dell’antibiotico resistenza (identificata dalla comunità scientifica internazionale come prima causa di mortalità a livello mondiale nei prossimi decenni), il MAD Lab da marzo scorso ha prontamente indirizzato le proprie competenze nell’individuazione di anticorpi monoclonali umani capaci di curare il Covid-19. Più facili da riprodurre a livello industriale rispetto ai vaccini, questi anticorpi rappresentano già una risorsa di avanguardia per la cura di molte malattie come i tumori. Ad oggi, la previsione è di poter contare su una terapia specifica antiCovid entro la primavera 2021. Ma l'aspetto più importante della campagna riguarda il futuro della ricerca: come racconta la cronaca di queste ore, la comunità scientifica ha già identificato alcune mutazioni del virus ed è dunque importante approfondirne la conoscenza per poter rispondere tempestivamente con cure efficaci e mirate.

 


"Ringrazio Unicoop Firenze per aver pensato e organizzato questa campagna di sostegno alla ricerca. La pandemia ci ha mostrato con assoluta evidenza che donare e investire in ricerca significa non solo proteggere e salvare vite e migliorare la qualità della vita di ciascuno, ma anche tutelare la nostra economia, la nostra coesione sociale e la tenuta delle nostre comunità. Tanto i vaccini, quanto l'individuazione di terapie efficaci per il Covid-19 oggi sono condizioni necessarie per uscire dalla profonda alterazione delle nostre dinamiche relazionali e sociali e dalle molte restrizioni che stiamo vivendo. Oggi più che mai sentiamo che la ricerca scientifica è davvero un pilastro fondamentale per garantire benessere, sviluppo e protezione al futuro dell'intera società" ha affermato l'assessora regionale alla ricerca Alessandra Nardini.

 


“Se ve ne fosse necessità l’emergenza pandemica che stiamo vivendo ha ribadito importanza che la ricerca scientifica ha per la nostra società e come l’unica possibilità che abbiamo per uscire da emergenze come questa o come quella ambientale-climatica è quella di investire in ricerca e in trasferimento delle conoscenze. Purtroppo il rischio è quello che superata l’emergenza il ruolo e soprattutto gli investimenti nella ricerca perdano di nuovo importanza – ha spiegato Marco Bindi, prorettore alla ricerca dell'Università di Firenze - A livello europeo il ruolo della ricerca è ben evidente, visto che nonostante il dirottamento di una parte dei fondi sull'emergenza covid, il finanziamento per il periodo 2021-27 appena approvato dai 27 Paesi è di oltre 95 miliardi con un incremento di quasi il 20% rispetto al precedente budget, nonostante l’uscita della Gran Bretagna. Altrettanto dovrebbe essere fatto a livello nazionale visto che la qualità della ricerche condotte dagli scienziati italiani è riconosciuta a livello mondiale (ben superiore della media EU). Purtroppo, in termini di investimenti siamo molto sottola media EU sia come finanziamenti per singolo ricercatore sia come numero di ricercatori per abitante e sopratutto mancano delle strategie e investimenti di lungo periodo e incentrate sui giovani, che spesso sono costretti a lasciare il nostro Paese”.

 

“Ritengo quindi che iniziative come queste stiano sempre più diventando un sistema per finanziare ricerche di altissima qualità e servano anche per far capire ai cittadini il ruolo sociale, culturale e infine anche economico che investire in ricerca può avere – ha concluso Bindi - Perchè possa passare il concetto che fare ricerca è un investimento che la nostra società può fare per il presente e soprattutto per le future generazioni, e non un costo, in alcuni casi considerato anche poco utile, come spesso avviene”.

 

“La ricerca scientifica non si ferma mai, e continuare a investire nel suo sviluppo significa contribuire al benessere, alla crescita e alla salute di tutti. Un impegno che la Fondazione Toscana Life Sciences ha messo in campo fin dalla sua nascita, contribuendo a creare un modello che dimostra come è possibile fare ricerca di qualità nel nostro Paese. Un sistema virtuoso che attrae talenti e risorse e ha creato le condizioni giuste per giocare un ruolo determinante nel dare risposta all’emergenza in corso - ha commentato Fabrizio Landi, Presidente della Fondazione Toscana Life Sciences - Il progetto di crowdfunding lanciato da Coop è l’ulteriore dimostrazione delle caratteristiche del sistema TLS che poggia sul supporto pubblico-privato e, oggi, anche sul contributo della cittadinanza. La raccolta fondi di Coop, già in queste prime settimane, ci ha fatto sentire la vicinanza di tante persone e comunità in giro per il Paese. Un affetto speciale che ci scalda il cuore. Il nostro più sentito ringraziamento va a tutti i soci e clienti Coop che ci hanno aiutato e spero ci aiuteranno, anche in questi giorni di festa, a continuare a investire nel valore della scienza”

 

“Un grande grazie a tutti i soci, clienti e cittadini che hanno contribuito: sono oltre 55.000 quanti hanno donato alle casse, consapevoli che la sfida di tornare alla normalità pre Covid si vince grazie alla ricerca ed si vince come comunità – fanno sapere da Unicoop Firenze- L’emergenza causata dal virus Covid-19 ha messo in evidenza le nostre fragilità: salute, lavoro, libertà individuale non sono più stabili né certi. Allo stesso tempo abbiamo capito che le cose fondamentali richiedono cura, investimenti in qualità e quantità, un allungamento dell’orizzonte temporale della nostra vita individuale e collettiva. Fra questi quello sulla ricerca è forse il più urgente, per questo abbiamo promosso Sosteniamo la ricerca oggi per tornare più vicini domani, con due principali obiettivi: diffondere la consapevolezza che la ricerca scientifica e gli investimenti ad essa destinati ci riguardano, riguardano la nostra vita, e raccogliere fondi per sostenerla e dare opportunità a giovani ricercatori di mettere il loro studio e talento al servizio della comunità”.

 

Si può contribuire a favore della ricerca scientifica fino al 6 gennaio 2021 donando punti della Carta socio o denaro alle casse, sulla piattaforma on line di Eppela (www.eppela.com/curiamolaricercainsiemeacoop) e con bonifico bancario sul conto corrente dedicato IT57I0306909606100000175655.  

Le cooperative che aderiscono alla campagna raddoppieranno quanto raccolto e i risultati via via raggiunti saranno monitorati e comunicati.


Fabrizio Del Bimbo 


Foto di Nicoletta Curradi 


martedì 10 novembre 2020

Il rock di Patti Smith inaugura il 61/o Festival dei Popoli




 La prima mondiale di Patti in Florence di Edoardo Zucchetti inaugura la 61° edizione del Festival dei Popoli, il Festival Internazionale del Film Documentario, che si terrà on line dal 15 al 22 novembre su Più Compagnia, la sala virtuale del cinema La Compagnia di Firenze in collaborazione con MYmovies.it. Il documentario sarà visibile dal 15 e on demand per una settimana.

Patti in Florence (15/11 alle 21) è un racconto in musica e parole sul rapporto speciale tra Patti Smith e la città di Firenze, nato in occasione del leggendario concerto del 10 settembre 1979 allo Stadio Artemio Franchi davanti a 60.000 spettatori.  Un ponte culturale tra gli Stati Uniti e l'Italia, tra New York e la Toscana, che la stessa Patti Smith ha voluto celebrare trent'anni dopo con il progetto “I was in Florence”, fatto di performance e improvvisazioni, fra strade, musei, teatri e piazze. “Per tutto il tempo che passò in città fui la sua ombra – spiega il regista - con una telecamera mal funzionante, una manciata di nastri e una buona dose di incoscienza; volevo immortalare il suo girovagare e raccontare per immagini l’amore che aveva lei per la città e la città per lei. Avevo 22 anni, ero appena uscito dall’università e volevo fare il regista”. “Pensavo di esordire giovanissimo – ha detto Zucchetti - con un documentario come “No Direction Home: Bob Dylan”, ma all’epoca il materiale non convinse chi avrebbe potuto finanziare il progetto e rimase quindi chiuso in un cassetto fino al 2015”.

Edoardo Zucchetti, regista - Era l’anno in cui la Patti Smith Band celebrava i quarant'anni dal tour Horses, con la stessa scaletta del 1979 e del 2009, ed io nel frattempo avevo fatto la giusta gavetta fra teatro, opera e cinema. Mi feci nuovamente avanti, insieme agli organizzatori del concerto, con Fondazione Sistema Toscana e trovai il partner ideale per questa impresa. Dopo aver setacciato gli archivi della Biblioteca Nazionale, della Rai, di New Press Photo e di Radio 100 Fiori iniziai a chiedere interviste ai compagni di viaggio di Patti. I primi a prestarmi la loro voce furono il chitarrista e storico membro della band Lanny Kane, e il batterista Jay Dee Daugherty, suoi compagni di viaggio che l’avevano accompagnata dal CBGB di New York City al Doccione in Casentino. Negli anni si sono aggiunti racconti, ricordi, volti amici e collaboratori della cantante: i giornalisti Ernesto Assante, Gino Castaldo e Luca Sofri, che dagli anni '70 ne narrano le continue incursioni europee; il tour manager Stefano Righi insieme a Massimo Gramigni e Claudio Bertini, organizzatori dei suoi concerti fiorentini dai tempi del PCI e di Radio Cento Fiori, per la quale sono presenti Michele Ventura, Massimo Bellomo, Ernesto Ferrara; i fotografi Saulo Bambi, Stefano Rovai, e Massimo Sestini. Infine, un tributo all’amicizia con Emergency nata sotto la statua di Dante in Piazza Santa Croce, raccontata da Cecilia Strada, Maso Notarianni e la Casa del Vento, band aretina e unico gruppo di artisti italiani ad aver inciso alcuni brani in un album di Patti Smith.

 

La manifestazione - presieduta da Vittorio Iervese e diretta da Alessandro Stellino per la parte artistica e Claudia Maci per l’organizzazione generale - è realizzata con il contributo di MiBACT - Direzione Generale Cinema; Regione Toscana; Fondazione Sistema Toscana; La Compagnia; Comune di Firenze e Fondazione CR Firenze.

 

A partire da 9.90 € l’utente potrà abbonarsi direttamente sul sito https://www.mymovies.it/ondemand/popoli/ e potrà seguire il calendario del festival con qualunque dispositivo connesso “come se avesse a disposizione un posto prenotato al cinema” per scegliere le “proiezioni” e inoltre assistere a panel, masterclass e incontri con gli autori in esclusiva.


Fabrizio Del Bimbo 

 

venerdì 6 novembre 2020

La storia delle Camicie Nere in un volume di Niccolò Lucarelli



Pur in modalità online, non si ferma l’attività culturale della Biblioteca Roncioniana, che continua la sua  opera di riflessione sulle tematiche più svariate della cultura italiana. Mercoledì 11 novembre alle ore 17, nell’ambito del cartellone autunnale della Biblioteca, sarà presentato in diretta streaming il libro Camicie  Nere. L’epopea, dello storico militare Niccolò Lucarelli, edito da Delta Editrice. L’incontrò sarà introdotto  dal Dr. Giovanni Pestelli, della Biblioteca Roncioniana, e moderato dal giornalista Fabio Barni.

Il volume affronta una capitolo difficile della storia italiana recente: il fascismo, come tutti i “regimi forti”,  aveva bisogno dei propri pretoriani, una forza paramilitare che dipendesse direttamente dal potere politico. 

Per questo nacque nel 1923 la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, che la popolazione chiamava e semplicemente “Camicie Nere”, appellativo che fu presto ufficializzato. Questi reparti assolvevano s essenzialmente a tre compiti: partecipazione a operazioni belliche al fianco delle altre forze armate, difesa  del regime e compiti di polizia. Nelle intenzioni dell’autore, il volume ricostruisce il quadro normativo e la  nascita delle Camicie Nere, il contesto politico e i teatri di guerra in cui agirono (a volte anche con autentico a valore militare), il tutto da un punto di vista rigorosamente storico, senza quindi tralasciare le pagine più  scomode, ovvero quelle dei crimini di guerra contro i civili.

L‘opera, illustrata con una quantità di materiale iconografico senza precedenti, ricopre tutta l’epopea di  questo corpo e costituisce un documento storico fondamentale per ogni cultore e studioso della storia militare  del nostro Paese.

Per partecipare collegarsi mercoledì 11 novembre alle ore 17.00 al seguente indirizzo: 

https://meet.jit.si/PresentazioneinBibliotecaRoncioniana.

Fabrizio Del Bimbo 

Il rock di Patti Smith inaugura il 61° Festival dei Popoli Dal 15 al 22 novembre



Dal 15 al 22 novembre 48 film in streaming sulla piattaforma di Più Compagnia in collaborazione con MYmovies.it

In Concorso Italiano sette documentari con la prima mondiale de L'occhio di vetro di Duccio Chiarini

Tra gli eventi speciali Bulletproof di Todd Chandler sulla cultura della violenza negli Stati Uniti

Il rapporto speciale tra la grande rocker Patti Smith e la città di Firenze, a partire dal leggendario concerto del 1979 all’Artemio Franchi, nel documentario Patti in Florence di Edoardo Zucchetti; la risposta delle scuole americane alla violenza armata in Bulletproof di Todd Chandler; il ruolo delle donne nella storia della musica elettronica, mai raccontato finora, in Sisters With Transistors di Lisa Rovner con la voce narrante di Laurie Anderson. Sono alcune première della 61° edizione del Festival dei Popoli, il Festival Internazionale del Film Documentario, che si terrà on line dal 15 al 22 novembre su Più Compagnia, la sala virtuale del cinema La Compagnia di Firenze in collaborazione con MYmovies.it (tutti i film sono disponibili nella data di programmazione e in streaming fino a sette giorni dalla proiezione).

La manifestazione - presieduta da Vittorio Iervese e diretta da Alessandro Stellino per la parte artistica e Claudia Maci per l’organizzazione generale - è realizzata con il contributo di MiBACT - Direzione Generale Cinema; Regione Toscana; Fondazione Sistema Toscana; La Compagnia; Comune di Firenze e Fondazione CR Firenze.




“Ancora una volta – hanno detto Claudia Maci e Alessandro Stellino – i festival sono rimasti senza una casa e ne hanno trovato una in quella di ogni spettatore. La 61° edizione del Festival dei Popoli entra nelle abitazioni di tutti con un programma ricco di voci che raccontano il tempo che viviamo nel suo stesso dispiegarsi davanti ai nostri occhi e l’instabilità di un panorama sociale e politico che va monitorato da occhi attenti e civili”. 

Inaugurazione domenica 15 novembre

La prima mondiale del documentario Patti in Florence del regista fiorentino Edoardo Zucchetti è un racconto sul rapporto speciale tra Patti Smith e la città di Firenze, nato in occasione del leggendario concerto del 10 settembre 1979 allo Stadio Artemio Franchi davanti a 60.000 spettatori. Le rare immagini d’archivio si intervallano con le sequenze che il regista ha girato con la rocker in città, tra performance e improvvisazioni nelle strade, musei, teatri e piazze per un film che diventa una lettera d’amore della musicista nei confronti del capoluogo toscano.

La cantante è chiamata in causa anche in Now di Jim Rakete (distribuito da Wanted Cinema e programmato anch’esso in apertura di manifestazione), documentario sulla spinta dei giovani attivisti decisi a sollecitare risposte e azioni da parte dei politici sulla problematica del cambiamento climatico, con la volontà di trovare modi nuovi e alternativi per vivere un futuro sostenibile. Tra i protagonisti del film Greta Thunberg, Luisa Neubauer (Fridays for Future), Felix Finkbeiner (Plant for the Planet) e Nike Mahlhaus (Ende Gelände), con testimonianze di tante celebrità tra cui Patti Smith stessa e Wim Wenders.

Il programma propone 60 documentari divisi in varie sezioni. Oltre al Concorso Internazionale (18 film tra cortometraggi, mediometraggi e lungometraggi, tutti inediti in Italia) e al Concorso Italiano (7 i titoli, tutti inediti assoluti, un viaggio nell’Italia oggi) presenta la sezione Let the Music Play dedicata ai documentari musicali e un focus sull’ambiente dal titolo Habitat. Tra le novità di quest’anno la sezione Popoli for Kids & Teens, una selezione di documentari rivolti ai giovani che avrà anche una giuria composta da adolescenti tra i 14 e i 17 anni per eleggere il miglior documentario della sezione. E poi Doc Explorer, sezione sperimentale sull’ibridazione dei linguaggi e le nuove frontiere espressive del cinema del reale, e Diamonds Are Forever, dedicata all’archivio storico del festival che consta di 15mila titoli. È dedicato alla formazione e ai talenti emergenti il Doc at Work – Future Campus, realizzato in collaborazione con Fondazione Sistema Toscana, Cinema La Compagnia e Toscana Film Commission: oltre alla selezione di 12 documentari, una serie di webinar per professionisti del settore e giovani produttori in collaborazione con CNA Toscana, volti a immaginare il territorio come un serbatoio importante dei nuovi mestieri e del sapere fare cinema (il programma di questa sezione sarà online sulla piattaforma di Più Compagnia dal 26 al 29 novembre).

Il Concorso Internazionale presenta di 18 titoli in prima italiana e internazionale (lungometraggi, mediometraggi e cortometraggi) per la giuria composta da Joëlle Bertossa (Svizzera), Maria Bonsanti (Italia), Andrei Ujica (Romania) che assegnerà i seguenti premi: Premio al Miglior Cortometraggio (euro 2.500); Premio al Miglior Mediometraggio (euro 4.000) e Premio al Miglior Lungometraggio (euro 8.000) e la Targa “Gian Paolo Paoli” al Miglior Film Antropologico (per il dettaglio delle opere in concorso si veda il documento relativo allegato).

Fiore all’occhiello del programma 2020 è il Concorso Italiano con sette documentari in competizione per la giuria composta da Marta Donzelli, produttrice, Maria Letizia Gatti, fondatrice della casa di distribuzione Reading Bloom e Alessandro Raja, CEO di Festival Scope, che assegnerà il Premio al Miglior Documentario Italiano (euro 3.000). Il concorso propone il meglio della produzione italiana corrente. In programma la prima mondiale de L’occhio di vetro del fiorentino Duccio Chiarini (15/11) che, prendendo spunto dal diario di guerra di suo prozio e con l’ausilio di rari materiali d’archivio, fotografie e lettere, compone un raffinato mosaico nel quale un momento cruciale della Storia d’Italia viene visto attraverso la lente di complesse dinamiche familiari. Ci sono gli occhi di una regista italiana, Laura Lamanda, dietro L'îles des perdus (16/11), a descrivere il “Service des Objets Trouvés” l’ufficio parigino che raccoglie gli oggetti smarriti quotidianamente lungo le strade della metropoli. In programma, poi, Il libro di Giona di Zlatolin Donchev (17/11), in cui Massimiliano, che vive per strada all’interno della sua auto, conduce un’esistenza fatta di libri e sogni; Aylesbury Estate di Carlotta Berti (18/11), su una comunità resistente alla speculazione nel più grande complesso di public housing di Londra, costruito negli anni ’60 sulle macerie di vecchie case popolari. In L’armee Rouge il regista Luca Ciriello (19/11) racconta la storia di Idriss Koné, in arte Birco Clinton, arrivato dalla Costa D’Avorio cinque anni fa e oggi abitante dei Bipiani di Ponticelli, nella periferia est di Napoli, da dove lancia la scalata alla scena musicale della comunità ivoriana con l’obiettivo di organizzare una grandiosa festa di Natale. In Bosco, la regista Alicia Cano (20/11) narra i ricordi di suo nonno, che non ha mai visto il proprio luogo di nascita, un paesino toscano di 13 abitanti, ma ne può descrivere ogni angolo basandosi sulle memorie e gli aneddoti tramandati da generazioni.

Fabrizio Del Bimbo