mercoledì 17 febbraio 2021

La Fondazione Alinari inizia il suo percorso

Una novità importante nel panorama culturale fiorentino: nasce la Fondazione Alinari. L’archivio fotografico Alinari è uno dei più grandi e famosi al mondo. Il suo patrimonio conta oltre cinque milioni di pezzi, tra fotografie, documenti, libri specializzati e attrezzature tecniche storiche, cui si sono aggiunte adesso quasi 260 mila immagini digitali. Nel dicembre del 2019 questo preziosissimo archivio è stato acquistato dalla Regione Toscana, con un’operazione di politica e investimento culturale tra i più importanti degli ultimi anni, che lo ha salvato dalla dispersione e dallo smembramento, garantendone la conservazione e la sua futura fruibilità e accessibilità. Per gestire al meglio il patrimonio Alinari, nel luglio del 2020, la Regione Toscana ha dato vita alla FAF Toscana - Fondazione Alinari per la Fotografia che il 16 febbraio 2021, finalmente, si è presentata al pubblico, con il suo presidente, Giorgio van Straten e il suo direttore, Claudia Baroncini; con una sede, Villa Fabbricotti, che tra breve sarà in grado di ospitare tutto l’archivio; i primi successi, la vincita di un Bando del Ministero per l’assegnazione di un finanziamento per il restauro e la digitalizzazione dei pezzi unici, e tanti progetti per il futuro, primo tra tutti un luogo espositivo, per esporre parte della collezione e organizzare mostre temporanee. Mostre che nell’attesa del museo, la Fondazione proporrà altrove già quest’anno.



“Oggi si apre ufficialmente un capitolo tutto nuovo di una grande storia. La Fondazione Alinari per la Fotografia restituisce vita a un patrimonio fotografico di inestimabile valore, sia sul piano storico che culturale, a livello regionale, nazionale e internazionale". Così il presidente della Toscana, Eugenio Giani. "Grazie all’operazione politica e culturale avviata dalla Regione che è culminata nella creazione della Fondazione Alinari - ha proseguito - siamo oggi in grado di mettere a disposizione di tutti, cittadini, studiosi, ricercatori, il racconto di 150 anni della nostra storia attraverso documenti di grande pregio e di grande bellezza e promuovere la conoscenza di un patrimonio che è una fonte storica unica. Non solo, tra i compiti della Fondazione c’è anche la promozione della cultura dell'immagine fotografica grazie al confronto proposto sul ruolo della fotografia come linguaggio della modernità. Con orgoglio diamo il benvenuto in Toscana a una realtà in grado di interpretare al meglio la funzione sociale della fotografia, il suo essere agente di storia, di coesione sociale, di identità e memoria”.


“Un archivio va, prima di tutto, conservato e valorizzato” dice Giorgio van Straten, presidente della Fondazione. “E da qui siamo partiti con il nostro primo progetto sul restauro e la digitalizzazione dei dagherrotipi della collezione che ha partecipato al bando del Ministero ottenendo il contributo più alto. Su questa strada continueremo, anche per il grande interesse che ha mostrato per questo aspetto della nostra attività La Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. Ma sarebbe sbagliato considerare il patrimonio fotografico della fondazione solo un insieme di oggetti d’arte. Le fotografie sono uno strumento per raccontare il mondo del passato e quello del presente, e questa idea di racconto sarà alla base di molte nostre iniziative.


“Uno degli obiettivi principali della Fondazione” dichiara Claudia Baroncini, direttrice della FAF “è raggiungere e coinvolgere nelle proprie attività il pubblico, il più ampio e variegato possibile, attraverso programmi educativi per le scuole, le famiglie e gli adulti, e progetti di mediazione culturale per le comunità, che rendano accessibile e comprensibile a tutti il patrimonio Alinari. L’ambizione è anche trasformare l’archivio in un luogo di formazione sulla fotografia, autorevole, vivace e di rilievo, mettendo a disposizione di studenti, professionisti e appassionati materiali, strumenti, conoscenze e competenze”.


La rinascita dell'Archivio Alinari attraverso l'azione della Regione Toscana rappresenta una restituzione dal valore inestimabile per la comunità. E Fondazione Alinari è chiamata adesso a creare iniziative non solo per valorizzare l'immenso patrimonio dell'Archivio, ma anche per attualizzarlo costantemente. Viviamo in un momento storico in cui l'immagine è l'alfabeto del quotidiano e sarà l'Archivio a darci gli strumenti per costruire un dialogo con il contemporaneo.


La storia dell’archivio


La storia dell’immenso patrimonio fotografico Alinari ebbe inizio a Firenze, quando Leopoldo Alinari fondò il suo primo laboratorio fotografico e diede vita, insieme ai fratelli Giuseppe e Romualdo, alla ditta F.lli Alinari. Era il 1852. Poco più di dieci anni dopo, nel 1863, creò il più antico stabilimento fotografico del mondo, nel palazzo in via Nazionale, oggi Largo Alinari, che per oltre 150 anni è stato la sede della ditta e nel quale si è formato, per sedimentazioni, il ricchissimo patrimonio fotografico giunto fino a noi, uno dei più grandi archivi esistenti. 

Da allora è stata una storia di grandissimo successo, che ha portato la ditta a fotografare, in maniera sistematica, il patrimonio storico artistico e architettonico italiano, le collezioni dei musei e il paesaggio del nostro paese, diffondendo la cultura e l’arte italiana in tutto il mondo. 

La crisi innescata dalla Grande Guerra ha portato ad un cambio di proprietà, cui poi ne sono seguiti tanti altri. Nel 1920 la ditta passò a una cordata di aristocratici toscani, guidata dal barone Ricasoli; nel 1957 ne divenne proprietario il senatore Vittorio Cini, che acquisì nuovi archivi fotografici di grande valore come Brogi, Anderson, Chauffourier e Fiorentini; nella metà degli anni Settanta passò alla famiglia milanese Zevi e nel 1982 a quella triestina dei De Polo che, oltre a realizzare il Museo Nazionale Alinari della Fotografia, acquisì fondi fotografici in Italia e all’estero, procedendo, alla fine degli anni Novanta, alla loro digitalizzazione e vendita.

Del 2019 è l’acquisizione da parte dalla Regione Toscana, che ha subito attivato procedure e azioni per garantire la corretta conservazione e valorizzazione dell’archivio. Il primo passo, il 16 luglio del 2020, è stata l’istituzione della FAF Toscana – Fondazione Alinari per la Fotografia, il secondo, a dicembre 2020, l’acquisizione, dopo il patrimonio analogico, della F.lli Alinari IDEA spa e del suo patrimonio digitale, costituito da un archivio di 259.692 immagini, con relative banche dati, i sistemi di gestione e di stoccaggio, i marchi e i diritti d’uso delle immagini, conferito con il resto alla FAF Toscana. 


La composizione dell’archivio e la nuova sede di Villa Fabbricotti


L’archivio fotografico Alinari può essere suddiviso in patrimonio analogico e patrimonio digitale. 

Il patrimonio analogico consta, secondo quanto stimato dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana, di un totale complessivo di 5.020.916 di beni fotografici, numerosi dei quali unici, databili dal 1840 ai nostri giorni. Si compone di tre principali nuclei: materiale fotografico (positivi, stampe e album fotografici, negativi sia su lastra di vetro che su pellicola e incunaboli come dagherrotipi, ambrotipi, ferrotipi, e altri oggetti unici); materiale bibliografico (una ricchissima biblioteca specializzata, composta da volumi, riviste e libri rari, provenienti da nuclei originari diversi e da considerarsi tra le più qualificate biblioteche di settore italiane ed estere); materiale strumentale (apparecchiature fotografiche, attrezzature storiche da atelier, corredi e strumenti tecnici che testimoniano in vario modo l’uso e la pratica della fotografia). 

Ai tre nuclei archivistici si aggiunge il fondo legato all’attività della Stamperia d’Arte Alinari che conserva negativi, stampe, cataloghi commerciali oltre ai macchinari, tra cui una preziosa macchina per la stampa in collotipia.

L’intero patrimonio analogico è attualmente conservato presso i magazzini della società Art Defender di Calenzano, organizzato in depositi di massima sicurezza ed è in corso la verifica dell’integrità materiale del patrimonio acquisito, come stabilito dalla legge regionale, attività che si concluderà nella prossima estate. Si tratta di una collocazione temporanea, in attesa del suo spostamento a Villa Fabbricotti in via Vittorio Emanuele II a Firenze, edificio di pregio storico-artistico, individuato per la conservazione e consultazione del patrimonio Alinari. Di proprietà della Regione Toscana, la villa sarà adeguata alla sua nuova funzione di archivio, per questo è già stata avviata una collaborazione con la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana e con l’Opificio delle pietre dure di Firenze, per stabilire quali siano le caratteristiche che l’immobile dovrà avere, per salvaguardare la conservazione del patrimonio e permetterne la migliore fruibilità.

L’archivio di immagini fotografiche digitalizzate, che riproducono in particolare positivi appartenenti a fondi e collezioni Alinari, dopo un complesso lavoro di trasferimento ai server della Regione Toscana, è invece fruibile sul sito www.alinari.it.


La FAF - Fondazione Alinari per la Fotografia


Presidente della Fondazione Alinari per la Fotografia è Giorgio van Straten, che da anni si occupa di amministrazione culturale. Nato a Firenze, è stato, tra le altre cose, consigliere di amministrazione della Biennale di Venezia, sovrintendente della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, presidente dell'Azienda Speciale Palaexpo (che gestiva a Roma le Scuderie del Quirinale, il Palazzo delle esposizioni, le Case del cinema e del jazz), consigliere di amministrazione della RAI, dal 2015 al 2019, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a New York. A questa attività ha affiancato, da sempre, quella di scrittore. 

A gennaio 2021 è stata nominata direttrice della Fondazione Claudia Baroncini. Nata a Imola, ha lavorato per i Musei civici della sua città, curando e gestendo le collezioni civiche. Nel 2018 è entrata in Regione Toscana, dove si è occupata del sostegno e della valorizzazione dei musei e sistemi museali toscani, di progetti europei in ambito museale e dell’avvio del Sistema Museale Nazionale.


Strategia Fotografia 2020. Un finanziamento del MiBACT per la conservazione


Appena costituita, la Fondazione Alinari per la Fotografia ha partecipato all’avviso di finanziamento Strategia Fotografia 2020-Conservazione indetto dalla Direzione Generale Creativa Contemporanea del MiBACT, ottenendo il finanziamento più alto tra i 13 soggetti ammessi, su un totale di 122 partecipanti. Con un progetto realizzato insieme all’Opificio delle Pietre Dure e dedicato alla conservazione, al restauro e alla fruizione del più grande fondo di oggetti fotografici unici in Italia, provenienti dalle tante collezioni Alinari, la Fondazione ha ottenuto 39.400,00 euro.


I progetti 


Il passaggio dell’immenso archivio Alinari da proprietà privata a proprietà pubblica, e la successiva nascita dalla Fondazione Alinari per la Fotografia, costituisce una grande sfida gestionale ed è stato seguito con estremo interesse dalla comunità internazionale. Per accompagnare questo momento di passaggio, la Fototeca del Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut, in collaborazione con la Regione Toscana e la Fondazione Alinari per la Fotografia, ha organizzato la giornata di studi “On Alinari. Archive in Transition”, che ha coinvolto prestigiosi studiosi e studiose in un dialogo con l'artista Armin Linke. A loro è stato chiesto di indicare nuovi orizzonti e impostare nuove questioni di ricerca che possano collegare il passato, il presente e il futuro del patrimonio Alinari. Questi interventi, insieme alle fotografie e a estratti delle interviste realizzate da Armin Linke, stanno per essere pubblicati in un libro dallo stesso titolo (in corso di stampa).


In attesa di uno spazio espositivo della Fondazione, le foto di Alinari saranno in mostra in giro per il mondo. A partire dall’estate 2021, in un viaggio che toccherà Europa, Asia, Africa e le Americhe, “Italiae. Dagli Alinari ai maestri della fotografia contemporanea” racconterà il fascino e la diversità degli italiani e dell’Italia, dei suoi paesaggi e della sua creatività. Attraverso le opere di oltre 75 fotografi, viene a delinearsi un’inconsueta narrazione visiva che mette in relazione autori, tecniche e soggetti diversi, con l’intento esplicito di far dialogare fotografia storica e contemporanea, per assonanze formali e contenutistiche o per contrasti. La mostra sarà ospitata nelle sedi della rete diplomatico-consolare e gli Istituti Italiani di Cultura e il pubblico internazionale potrà così conoscere e ripercorrere gli snodi di una storia che, cominciando idealmente dagli Archivi Alinari, giunge attraverso i grandi maestri della fotografia italiana del Novecento alle sperimentazioni contemporanee.

 

Uno strumento di promozione dell’archivio sarà anche il sito che non è solo un motore di ricerca per le immagini, base dell’attività di licensing, ma anche uno spazio di informazione sulle attività e di narrazione attraverso le fotografie che inizieremo a sperimentare con due primi foto-racconti dedicati a Villa Fabbricotti e alla regina Vittoria che ci soggiornò.


Informazioni

www.alinari.it


Nicoletta Curradi 

venerdì 12 febbraio 2021

Un nuovo palazzetto dello sport a Firenze, palazzo Wanny

 


Si è svolto la mattina  del 12 febbraio il sopralluogo al cantiere di Palazzo Wanny, l’impianto sportivo polifunzionale e polisociale che sta sorgendo nella zona ovest di Firenze e che presto diventerà il fulcro dell’attività de Il Bisonte Volley Firenze, squadra che milita nel campionato di serie A1 femminile. L’imprenditore Wanny Di Filippo, patron de Il Bisonte e promotore e finanziatore di tutto il progetto, e il presidente del club Elio Sità, hanno mostrato lo sviluppo dei lavori, che procedono spediti e nel rispetto del cronoprogramma stabilito, a tutti i presenti: il Sindaco di Firenze Dario Nardella, il Presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo Andrea Abodi, l’Assessore allo Sport del Comune di Firenze Cosimo Guccione e il Presidente del Quartiere 4 Mirko Dormentoni. In particolare, per quanto riguarda il palazzetto principale sono state completate le strutture portanti ed i 'tamponamenti prefabbricati’ (che vengono impiegati per le chiusure perimetrali e le divisorie). È in corso di montaggio, ai piedi del prefabbricato, la struttura di copertura costituita da capriate metalliche. Una volta assemblate queste capriate, che copriranno il campo da gioco e le due tribune laterali, una apposita gru le solleverà sistemandole sul tetto del palazzetto. La palestra degli allenamenti è invece stata completata dal punto di vista edilizio con il montaggio del prefabbricato e gli interventi stanno proseguendo con la realizzazione del grande vano di ingresso alla palestra che ospiterà anche spogliatoi, servizi igienici, uffici, palestra di potenziamento e riabilitazione, ecc.

LE PAROLE DI WANNY DI FILIPPO – “Nonostante tutte le difficoltà, abbiamo dimostrato che una cosa del genere si può fare, anche se non basta solo la volontà. Il progetto è nato alla fine del 2016, quando dissi di voler regalare a mie spese un palazzetto alla città di Firenze: pensavo di partire subito, invece sono passati più di quattro anni ma adesso c’è grandissima soddisfazione. Quando ho visto il palazzetto per gli allenamenti mi sono stupito per la grandezza, ma poi sono rimasto impressionato da come si sta sviluppando quello principale: cresceremo anche con la squadra, ma l’importante adesso è portare in fondo questo progetto”.

LE PAROLE DI DARIO NARDELLA – “É un progetto che prende forma, bellissimo e ambizioso: sarà il palazzetto dello sport più moderno della Toscana. Ringrazio Wanny Di Filippo che è un imprenditore illuminato e coraggioso e che ama Firenze, ma anche il Presidente Abodi, che con l’Istituto per il Credito Sportivo sta dando un grande supporto, e il Comune di Firenze, che ha seguito tutti i passaggi dell’operazione. È un grande esempio di collaborazione fra pubblico e privato: il privato investe, la banca pubblica mette a disposizione il denaro e il comune crea le condizioni tecniche e il supporto progettuale. A giugno finiranno i lavori per il palazzetto più piccolo, alla fine dell’anno poi avremo la struttura principale: sono veramente orgoglioso di questa opera”.

 

Nicoletta Curradi 

Il Circolo Tennis Firenze 1898 si rinnova



Il Ct Firenze, pur in un momento non facile, cerca di proseguire l’attività sportiva e di rinnovarsi. "L'obiettivo è organizzare il Torneo Internazionale Under 18 di Pasqua in calendario dal 31 marzo al 5 aprile 2021 – spiega il neo presidente del circolo bianco rosso Carlo Pennisi - Nell’ultima edizione disputata, nel 2019, il vincitore è stato Lorenzo Musetti. Siamo in attesa di avere delle conferme perché la manifestazione è legata alla possibilità di spostamento degli atleti tra i vari paesi. In caso di annullamento abbiamo già fatto richiesta per un torneo di livello nazionale che possa sostituirlo per quest'anno. Un campionato italiano individuale giovanile under 16 a settembre” Il Comune e il quartiere 1 si sono impegnati per avvicinare i giovani al tennis “Insieme al Ct Firenze che per la nostra città ha una tradizione centenaria – spiega l’assessore allo sport del Comune di Firenze Cosimo Guccione – vogliamo dare la possibilità ai più giovani di venire a giocare a tennis. Stiamo lavorando con il circolo e il Quartiere 1 per dare la possibilità ai ragazzi e ai bambini di frequentare la struttura che si è rinnovata. Come amministrazione aver potuto inaugurare nuovi locali al Ct Firenze deve essere un simbolo di una rinascita del Circolo del Tennis e dello sport fiorentino" “Il tennis è in un momento eccezionale e alle Cascine è nata la Federtennis – spiega il consigliere nazionale Fit Guido Turi – un giusto rinnovamento nel rispetto della tradizione dimostra che la strada intrapresa è quella corretta. Speriamo che possa disputarsi la manifestazione giovanile under 18 tanto attesa dagli appassionati fiorentini con finale a pasquetta” “In un momento storico complicato la tradizione si vuole accompagnare all'innovazione per un club che compie 123 anni ma che è sempre pronto alle novità e il padel è senz’altro un modo diverso per avvicinarsi ai più giovani e a chi vuole giocare a questa nuova disciplina - conclude il presidente della Federtennis Toscana Luigi Brunetti – sono sicuro che il Ct Firenze sarà pronto quando l’attività ripartirà al completo”.





Al Circolo del Tennis Firenze, uno dei circoli centenari, con data di nascita 1898, ritorna dopo 12 anni come presidente Carlo Pennisi.
Candidato unico, dopo la prima ondata del covid-19, avrà come vice presidente Daniele Taccetti, la tesoreria è stata affidata a Serafino Brunelli, direttore sportivo Paolo Falchini, mentre i consiglieri eletti sono Alessandra Marchetti, Luca Romoli, Alessandro Alderighi, Antonio Orlandi e Giancarlo Taddei Elmi. Il collegio dei sindaci revisori, che sarà in carica dal 2020 al 2023, è composto da Niccolò Niccoli Vallesi, Lorenzo Parrini e Lorenzo Gambi.



"Ritorno con grande entusiasmo a presiedere il circolo dove sono socio dal lontano 1955 - dice Carlo Pennisi - mi è stato chiesto di tornare in un momento difficile come quello del coronavirus e non ho potuto dire di no anche perchè il Ct Firenze è per me una seconda casa. E' chiaro che la situazione rispetto a qualche anno fa è cambiata e bisognerà lavorare molto sulle attività anche complementari al tennis. Il nostro corpo sociale ha continuato a frequentare il circolo e si sono avvicinati anche nuovi soci, la possibilità di giocare all'aperto e di frequentare la struttura è stata un’occasione per i tanti appassionati fiorentini in una location unica come le Cascine. Avere un nuovo ristorante, una palestra con attrezzi all’avanguardia e aver sistemato gli interni della storica palazzina, cuore del Circolo del Tennis, sono la dimostrazione di un nuovo progetto del Ct Firenze.


Nicoletta Curradi 
                   


                                  


giovedì 11 febbraio 2021

Bronzino e il suo ritratto di Dante. Una mostra in Palazzo Vecchio

 



Il 2021 è l’anno in cui si celebrano i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e il Comune di Firenze ha pensato di presentare "Bronzino e il Sommo Poeta. Un ritratto allegorico di Dante in Palazzo Vecchio”, esponendo all’interno del Salone dei Cinquecento, il “Ritratto allegorico di Dante”, opera di Agnolo Bronzino. L’esposizione del dipinto, promossa dal Comune di Firenze, curata da Antonio Natali e Sergio Risaliti e realizzata da MUS.E, si terrà a partire dal 12 febbraio e fino al 31 maggio 2021 e sarà inclusa nel percorso museale di Palazzo Vecchio. 

“Nell’anno del 700esimo anniversario - dichiara il sindaco Dario Nardella - Palazzo Vecchio ospita, tra le primissime celebrazioni, questo ritratto del Sommo Poeta ad opera di Agnolo Bronzino. Una esposizione che vuole non solo omaggiare Dante con l’arte di un altro grande artista fiorentino ma anche riportare nella casa dei fiorentini quel concittadino così illustre e così vituperato in vita con l’esilio. Una mostra che vuole essere dunque una sorta di riconciliazione della città con uno dei suoi figli più amati”.

 

“La figura di Dante - sottolinea l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi - torna idealmente nel palazzo pubblico dove il grande letterato fu anche politico impegnato per la sua città. Dopo la grande mostra dedicata all’attualità e all’eredità del Poeta con le potenti immagini di Massimo Sestini ospitata a Santa Maria Novella, un altro museo civico, da poche settimane nuovamente aperto al pubblico dopo la chiusura imposta dalle restrizioni sanitarie dovute alla pandemia, omaggia la sua figura e invita alla conoscenza e all’approfondimento”.


“Questo di Bronzino è qualcosa di più di un bellissimo ritratto – dichiara Sergio Risaliti -. È, infatti, l’omaggio di un pittore, che fu anche eccellente poeta, all’immenso Dante, punto di riferimento tanto nella lirica del Cinquecento quanto per le arti in genere. La Commedia, poema dell’ascesa dell’uomo dagli inferi al Paradiso, rappresentava per ogni artista e per il Bronzino in particolare l’esempio di una raggiunta armonia formale tra immaginazione astratta e descrizione del reale, tra la storia universale e quella particolare di uomini e donne reali. Il sommo poeta poi era un faro dal punto di vista morale in un’epoca di conflitti politici e scontri ideologici.  Tutto questo insieme di sentimenti e di certezze estetiche si ritrova nel Ritratto allegorico che giunge adesso in Palazzo Vecchio. Non c’è forse luogo più giusto per celebrare l’anniversario dantesco con la presenza dell’opera di Agnolo Bronzino che in questo edificio ha lasciato segni altissimi della sua arte nella cappella di Eleonora di Toledo moglie di Cosimo I. Senza dimenticare la collaborazione del pittore nella progettazione dei celebri arazzi con le Storie di Giuseppe ebreo”.


“A veder qui, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, il Ritratto di Dante dipinto dal Bronzino, esposto col risalto che in antico i romani riservavano agli antenati più nobili e autorevoli nelle loro dimore, si ha la sensazione che il posto suo sia proprio questo – spiega Antonio Natali -. L’effigie d’un poeta altissimo, fiorentino di nascita, concepita da uno dei maggiori artisti della Firenze del Cinquecento e nata per la camera d’un colto committente privato (lui pure fiorentino) trova in questa sala di Palazzo Vecchio, che invece è per eccellenza pubblica, la sua consacrazione. È come realizzare il sogno di Dante d’essere con tutti gli onori celebrato in patria. Un sogno che Dante esprime nei primi versi del XXV canto del Paradiso, che sono per l’appunto quelli trascritti dal Bronzino nel libro tenuto in vista dal poeta”.


La storia di questa lunetta è riferita da Giorgio Vasari nella Vita del Bronzino. Secondo la ricostruzione vasariana infatti il ritratto di Dante oggetto della mostra in Palazzo Vecchio, un olio su tela datato 1532-1533, fu commissionato al pittore insieme ai ritratti di Petrarca e Boccaccio per ornare una camera della casa del colto banchiere fiorentino Bartolomeo Bettini, con “poeti che hanno con versi e prese toscane cantato d’amore” nelle lunette delle pareti e al centro una tavola con “Venere e Cupido” dipinta dal Pontormo su cartone di Michelangelo Buonarroti, oggi conservata alla Galleria dell’Accademia. L’ambizioso progetto, rimasto incompiuto, coinvolgeva i maggiori pittori attivi in città in quel periodo e anticipava temi cari ai letterati della futura Accademia Fiorentina (cui appartenne lo stesso Bronzino fino al 1547), come la superiorità della lingua toscana e il rapporto tra arte e poesia. 

Dei tre ritratti commissionati al Bronzino, solo quello di Dante è arrivato fino ad oggi. Conosciuto in passato attraverso un disegno preparatorio della testa del poeta (conservato alla Staatliche Graphische Sammlung di Monaco di Baviera), una copia su tavola (conservata nella Collezione Kress della National Gallery of art di Washington) e varie riproduzioni grafiche, è stato a lungo disperso finché la tela non è stata rinvenuta in una collezione privata fiorentina e accolta dalla critica come l’originale del ritratto dantesco ricordato nella biografia vasariana dell’artista. 



Museo di Palazzo Vecchio

Aperto dal lunedì al venerdì nei seguenti orari:

Lunedì, martedì, mercoledì, venerdì dalle 9 alle 19; Giovedì dalle 9 alle 14

Biglietteria online http://bigliettimusei.comune.fi.it/


Info

info@muse.comune.fi.it

www.musefirenze.it


Nicoletta Curradi 

martedì 26 gennaio 2021

La Giornata della Memoria al Museo Novecento

 Museo Novecento, Firenze

Giorno della Memoria

27 gennaio 2021





Pitchipoi


un’opera di Claire Fontaine


a cura di Paola Ugolini



Manni


un film di Riccardo Iacopino


da un racconto di Giorgio van Straten


 


Per il terzo anno consecutivo, il Museo Novecento di Firenze celebra il Giorno della Memoria, e questo 27 gennaio 2021 lo fa con un doppio appuntamento. Nella parte coperta del loggiato all’esterno del museo, proprio a fianco della targa che ricorda l’uso che venne fatto delle Leopoldine come luogo di reclusione per prigionieri politici ed ebrei, verrà installata la scritta al Led Pitchipoi, un’opera del collettivo Claire Fontaine, già presente in facciata con la grande frase luminosa Siamo con voi nella notte. All’interno del museo, nella sala cinema, verrà proiettato invece per l’intera giornata, il film Manni di Riccardo Iacopino, prodotto dal Museo Novecento e realizzato a partire da un racconto di Giorgio van Straten, che in questa occasione si presenta anche nella veste di ‘attore’ protagonista.


“Mai abbassare la guardia contro mali assoluti come nazismo, fascismo, xenofobia e antisemitismo – dichiara l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi – e per farlo dobbiamo utilizzare tutti i mezzi possibili, anche quello dell’arte. Grazie al museo Novecento per tenere ogni anno viva la memoria e per accogliere di nuovo i visitatori con queste proposte che raccontano la tragedia della Shoah attraverso le immagini, un modo per continuare a riflettere, per stimolare la conoscenza e per parlare alle nuove generazioni di temi che non vanno dimenticati”.

"Sono sinceramente grato al Museo del Novecento ed al direttore Risaliti – dice Alessandro Martini, assessore alla cultura della memoria – per l'impegno ormai consolidato nel rendersi presente con proposte di grande qualità culturale ed artistica che assumono il carattere della testimonianza viva di una memoria da coltivare oggi più che in passato. Educare e non dimenticare per guardare al futuro con più speranza e coesione nel bene e rispetto per tutte le diverse realtà dell'umanità intera. Grazie di cuore"


La collaborazione fra il Museo Novecento e il duo artistico Claire Fontaine è cominciata in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne e di genere il 25 novembre scorso. Ed è proseguita nel mese di dicembre, in occasione di Flight, Firenze Light Festival, con la grande scritta luminosa, Siamo con voi nella notte, che ha trasformato la facciata del Museo in un ideale diaframma tra l’interno dell’edificio e la piazza di Santa Maria Novella. Pitchipoi, la terza tappa di questo percorso espositivo a cura di Paola Ugolini, resterà nel loggiato sino all’11 marzo. “Il 27 gennaio di 76 anni fa – racconta Paola Ugolini – le truppe sovietiche arrivarono per prime nella città polacca di Auschwitz, scoprendo il campo di concentramento e rivelando per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazifascista. Pitchipoi era il nome di una località immaginaria in cui gli ebrei, in attesa nel campo di transito di Drancy, in Francia, credevano di dover andare ed è oggi la scritta al neon che verrà installata sulla parete esterna del museo, vicino alle lapidi che ricordano la deportazione degli ebrei e dei prigionieri politici fiorentini durante la Seconda Guerra Mondiale”. Era prassi normale, per i nazisti, quella di nascondere agli ebrei la loro destinazione finale. Pitchipoi, dunque, fu immaginata per rispondere ad una domanda, per colmare un vuoto. Una parola yiddish, dal suono fiabesco e rassicurante, inventata per esorcizzare la paura, ma che nella mente terrorizzata di centinaia di ebrei, veniva presto a prendere le sembianze più spaventose: un luogo dove sarebbero stati costretti ai lavori forzati, per molti sinonimo di maledizione eterna. Un luogo che comunque nessuno poteva immaginare mostruoso come fu, nella realtà, il campo di Auschwitz dove andarono a morire.


           


Manni, è un film di Riccardo Iacopino che ha per protagonista lo scrittore Giorgio van Straten, autore di un racconto dedicato a Manfred Buchaster, detto giustappunto Manni, uno dei tanti bambini di cui l’Olocausto ha fatto perdere completamente le tracce. Nel film lo scrittore fiorentino legge la storia romanzata del piccolo Manni, scomparso negli anni terribili delle deportazioni, senza lasciare tracce dietro di sé, salvo un suo piccolo ritratto e una foto. “Ci sono delle storie che divengono ossessioni” racconta van Straten, spiegando come è nato il racconto. “Storie che ti seguono per anni e non riesci a dimenticarle. Quella di Manfred Buchaster mi è rimasta in mente dal giorno che ne ho letto la prima volta. Una vita fra le tante distrutte dalla Shoa, un’ingiustizia che va moltiplicata per milioni di volte”.  Manfred Buchaster era nato nel 1938 a Lipsia, in Germania, e sappiamo che nel 1943 era stato arrestato in Italia, a Costa di Rovigo. Cosa fosse successo prima di quella data e, soprattutto, cosa sia accaduto dopo quel momento è stato inghiottito nell’immensa tragedia dell’Olocausto, insieme alle storie di tantissimi altri ebrei dispersi. Van Straten, che ha letto di lui per la prima volta nel ‘Libro della memoria’, dedicato a chi non è stato deportato, ma è comunque diventato una vittima della Shoa, ha deciso di mettersi sulle sue tracce e piano piano, tra le testimonianze di chi si era occupato di lui, dopo che era stato separato dai genitori, è riuscito a ricostruirne una parte della vicenda, che viene narrata in questo breve ma intenso film di Riccardo Iacopino. Attraverso la voce di Giorgio van Straten, la vita di Manni, inizialmente scandita solo dalle date di nascita e di morte, prende forma e diventa un’esistenza vera, riscattata dall’oblio. E grazie a questo prezioso racconto e a questo film, sembrano poter fare lo stesso tutte le altre vite, perse in quel tragico periodo, che nel gesto stesso di essere raccontate riescono a trovare pace ricongiungendosi finalmente ai vivi.  


 


“Per questo Giorno della Memoria, in cui tutti noi siamo chiamati a ricordare i valori fondativi delle nostre democrazie, il Museo Novecento non si sottrae al suo ruolo di custode del passato e strumento di educazione e riflessione frontale con i lati più oscuri della storia e delle società umane, come già abbiamo fatto nella giornata contro la violenza sulle donne”, afferma Sergio Risaliti, direttore artistico del Museo Novecento. “Mai come adesso occorre prendere la parola, assumere una posizione rilevante, cercando di scartare le false e inutili retoriche di antichi monumenti. Così il 27 gennaio Museo Novecento propone un doppio appuntamento, coinvolgendo l’artista Claire Fontaine e lo scrittore Giorgio van Straten, entrambi con un progetto dedicato alla tragedia dei bambini nell’apocalisse della Shoah. Da un lato la terribile discrepanza tra la fiabesca e magica parola yiddish Pitchipoi ed il male assoluto che essa rappresentava, dall’altra la straziante vicenda di Manni che come centinaia di bambini ha conosciuto l’orrore dell’Olocausto ed è scomparso senza poter raccontare la sua tragedia. Sta a noi il compito di ricordare, non per esorcizzare, ma per annientare ogni possibile rigurgito di quella violenza disumana che furono il nazismo e il fascismo”.


 


 


Museo Novecento

Piazza Santa Maria Novella 1

50123 Firenze


Lunedì, martedì, mercoledì e venerdì ore 11.00-19.00 | Giovedì ore 11.00-14-00

www.museonovecento.it


Fabrizio Del Bimbo 

Nicoletta Curradi 

giovedì 21 gennaio 2021

Fuà , il foie gras secondo lo chef Fabio Barbaglini


Desiderio di bontà e gusto, anche dopo le "abbuffate" natalizie? Ci pensa Dolce Emporio, la recente realtà enogastronomica I gestita da Fabio Barbaglini e dalla moglie Federica. Il classico paté di foie gras diventa Fuà per accontentare i buongustai più esigenti. 

Diversi tipi  di  Fuà si possono infatti assaggiare e acquistare al Dolce Emporio:  al naturale, alle fragoline in mostarda e pepe rosa, al mandarino candito e pepe di timut. 
Nel negozio in Borgo San Frediano Fuà conquista con la sua bontà. 
La ricetta dello chef Fabio Barbaglini prevede la marinatura del fegato con Marsala Florio e spezie che variano a seconda della tipologia. Il torchon viene cotto al vapore senza aggiunta di conservanti, panna o burro. Pronto per essere gustato accompagnato da pochi granelli di fleur de sel o da una composta  di frutta in grado di esaltarne la naturale dolcezza. 



La storia del foie gras vanta origini molto antiche. La predisposizione dell’oca alla produzione di fegato grasso era già nota molto tempo prima, ma furono i Romani a rendere il prodotto speciale. “Iecur Ficatum”, così essi definivano il fegato delle oche nutrite con fichi: una tecnica che doveva essere diffusa, se nel corso del tempo, e nel passaggio dal latino all’italiano, il termine ficatum è rimasto a definire tutto il fegato. Durante il medioevo la sua produzione in Italia invece si perse, identificandosi solo più tardi con la tradizione gastronomica francese.
Attraverso i secoli, il fegato grasso rimane comunque protagonista e occorre dare merito al popolo ebraico se attraverso il Medioevo è c giunto fino all’era moderna il segreto per ingrassare le oche da fegato, in Ungheria, Francia e Italia. Il nome francese “foie gras” diviene così testimonianza della predilezione che per questo cibo avevano i re di Francia e i loro cuochi. 
Siamo abituati a pensare all’oca come animale da cortile. L’oca in origine però utilizzava le ali per compiere lunghe migrazioni e volare anche a quote elevate. E’ persino un abile nuotatrice, anche se non può essere considerata un uccello acquatico, come cigni e anatre. L’oca è a suo agio in terra, in mare e in cielo, ed è logico che il suo derivato più prezioso, il fegato grasso abbia in cucina una versatilità difficilmente riscontrabile in altri prodotti. 
Nella grande cucina internazionale, il foie gras è pertanto un autentico mito, formatosi e consolidatosi in epoche di esperienze gastronomiche. La differenza tra il foie gras d’oca e quello d’anatra è che quest’ultimo si scioglie meglio e più rapidamente e, pur essendo molto delicato, ha un sapore leggermente più deciso. Ogni chef che si rispetti conosce, infatti, personali elaborazioni sul tema. L’esperto chef Fabio Barbaglini ha creato il suo Fuà, elaborandolo con cura e ricchezza di dettagli   inserendolo nella linea Fiori di Spezie. Un viaggio attraverso luoghi lontani e suggestivi: il percorso inizia con il torchon di fegato d’anatra al naturale, continua poi con il foie gras con fragoline in mostarda e pepe rosa, per terminare infine con quello al mandarino candito e pepe di Timut.

La preparazione, affinata nel corso degli anni e custodita come un prezioso segreto, prevede la marinatura del fegato con Marsala Florio e spezie, che variano a seconda della tipologia. Sale grigio atlantico, pepe di Sechuan, pepe bianco di Sarawak, bacche di coriandolo, curcuma e cardamomo per la versione più pura; pepe rosa, sale integrale, vino dolce naturale di Rivesaltes millesimato e affinato con metodo Solera, oltre a fragoline in mostarda oppure Pepe di Timut originario del Nepal, sale integrale, vino dolce naturale di Rivesaltes e mandarini canditi dell’Antica Confetteria Pietro Romanengo per i nuovi arrivi. Dopo la marinatura, il torchon viene cotto al vapore, senza aggiunta di conservanti, panna o burro: una procedura che preserva delle contaminazioni e rende il foie gras pronto per essere gustato accompagnato da pochi semplici granelli di sale o da una composta di frutta in grado di esaltarne la dolcezza.

Il packaging rispecchia la cura del dettaglio. 


Fuà nei formati da 150 e 300 grammi, è accompagnato da una cartolina con le istruzioni per la degustazione, in scatole di metallo impreziosite da una trama grafica che cambia ogni volta riprendendo i principali ingredienti. La versione al naturale è realizzata anche nel formato 500 grammi, destinato unicamente alla ristorazione. La linea Fiori di Spezie è acquistabile online e presso il Dolce Emporio, la nuova boutique del gusto di Borgo San Frediano.

Info: www.dolcemporio.shop/

Nicoletta Curradi





Pier Luigi Ferrini ci ha lasciato

 Pierluigi Rossi Ferrini, una vita trascorsa con il sorriso a fianco dei malati



Il 21 gennaio 2021 ci ha lasciato 


Pierluigi Rossi Ferrini è nato a Sarteano (Siena) nel 1930. Sposato, tre figli, laureato in medicina col massimo dei voti e la lode, nel 1954 ha iniziato subito la carriera universitaria diventando, nel 1970, primario di ematologia (era il più giovane d’Italia) dell’arcispedale di Santa Maria Nuova e raggiungendo il culmine della carriera accademica con la nomina di professore ordinario di ematologia all’Università di Firenze e direttore della relativa Scuola di specializzazione. E’ stato presidente della Società italiana di ematologia, tra le più antiche e prestigiose società al mondo del settore, e si è sempre occupato attivamente anche del volontariato in campo sanitario. Ha portato a Firenze le prime terapie efficaci per la cura delle leucemie, dei linfomi e delle malattie emorragiche. Nel 1970 ha organizzato una vacanza al mare per 80 bambini emofilici al fine di dimostrare che, con le cure adeguate, anche loro possono avere una vita normale. Per molti anni è stato presidente di AIL Firenze (Associazione Italiana contro le Leucemie) ed era ancora consigliere di AIL nazionale. E’ stato presidente del Comitato scientifico della biobanca Leonardo da Vinci di Fiorgen che ha sede presso il Polo scientifico universitario di Sesto Fiorentino. E’ stato Socio, membro del Comitato di Indirizzo, Consigliere di Amministrazione e, dal 2013 al 2016, è stato Vice Presidente di Fondazione CR Firenze.


Nicoletta Curradi 

Fabrizio Del Bimbo